INUTILE CERCARE DI FERMARE LE IDEE

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venerdì 30 dicembre 2011

Art. 75 Costituzione italiana - Referendum abrogativo



L'articolo della costituzione italiana in questione riguarda il Referendum abrogativo di legge ordinaria approvata dal Parlamento.


La legge fondamentale della repubblica italiana recita che la sovranità appartiene al popolo ... e che il popolo esercita tale sovranità nei limiti e nelle forme della costituzione stessa.

Alcuni limiti sono dettati da questo stesso articolo della costituzione e in quanto alle forme è implicitamente espresso che il popolo può esercitarla indirettamente eleggendo coloro che fin dal 1948 però non ha MAI potuto eleggere, e direttamente attraverso petizioni, proposte di legge, referendum abrogativi di legge ordinaria e confermativi di legge costituzionale o di revisione costituzionale.
Quando i cittadini che scelgono di far parte dell'elettorato passivo vanno a sedersi sulle poltrone istituzionali devono utilizzare gli strumenti a loro previsti dalla costituzione stessa, mentre i cittadini che fanno parte dell'elettorato attivo devono utilizzare gli altri strumenti a loro previsti, fra i quali il referendum abrogativo di legge ordinaria.
Non ha alcun senso che i cittadini "eletti" si sentano in diritto di proporre un referendum perché pur essendo anch'essi cittadini hanno però scelto una funzione che la logica li esclude dall'utilizzare uno strumento che sempre la logica lo delinea come uno strumento di controllo del popolo sovrano su chi li rappresenta in sede istituzionale.
Quello che i politici (TUTTI E DA SEMPRE) hanno fatto è l'avere usurpato parte della sovranità che appartiene al popolo strumentalizzando ed impossessandosi del referendum (sia a livello nazionale e sia a livello locale).
Secondo l'articolo 75 Cost. un referendum abrogativo di legge ordinaria può essere richiesto da:
  • 500.000 cittadini elettori o da
  • 5 consigli regionali.
Questo dovrebbe invitarci a porsi la domanda:
Siccome i 5 consigli regionali sono formati da figli della stessa madre (membri degli stessi partiti in parlamento) perché i politici non indicono mai un referendum attraverso di essi ?

Inoltre, a differenza del referendum confermativo costituzionale previsto all'art. 138 Cost., che prevede che quel tipo di referendum oltre ai 5 consigli regionali e ai 500.000 cittadini elettori può essere richiesto dai parlamentari (1/5 dei membri di una delle due camere), riguardo al referendum abrogativo l'art. 75 Cost. non elenca fra i richiedenti i parlamentari. Ergo i parlamentari non avrebbero titolo a richiedere tale referendum ... anche se lo hanno sempre richiesto loro per il motivo sopra descritto (i cittadini di fatto non riuscirebbero mai a raccogliere 500.000 firme autenticate e certificate in soli 3 mesi). 

Risposta:
Se il referendum fosse richiesto dai 5 consigli regionali non ci sarebbero raccolte firme, che richiedono dispendio di denaro pubblico (visto che i partiti sono finanziati dal popolo), e si abbrevierebbe il suo iter, prolungato dalla raccolta delle firme, dalla stampa e dalla diffusione dei moduli su cui raccogliere le firme, dalla ricerca degli autenticatori delle firme ed dallo spoglio e verifica delle firme raccolte, e soprattutto si eviterebbero i rimborsi previsti dalla legge 157/99 a favore dei comitati promotori che, essendo i partiti, intascano oltre al finanziamento ed ai rimborsi elettorali anche 0,52 euro per ogni firma raccolta per un massimo di 500.000 firme (le minime previste dall'art. 75 cost.) se si raggiunge il quorum previsto (50%+1), ovvero 260.000 euro per ogni quesito referendario. Se i quesiti referendari sono più di uno la cifra si moltiplica per il numero dei quesiti presentati.


Con la legge attuativa (Legge 352/70) , giunta con ben 22 anni di ritardo dall'entrata in vigore della Costituzione italiana, il parlamento ha impedito al popolo, di fatto, l'accesso al referendum abrogativo poiché ha imposto con detta legge al comitato promotore del quesito referendario di raccogliere le 500.000 firme previste in SOLI TRE MESI di tempo e con un sistema di vidimazione dei fogli su cui raccogliere le firme, autenticazione e certificazione delle firme raccolte talmente macchinoso da rendere impossibile l'impresa a normali cittadini. Va inoltre osservato che nel 1970 internet in Italia non si sapeva nemmeno cosa fosse (poiché si iniziò a farne uso dagli anni 1980) e per i normali cittadini non c'era alcun modo di propagandare un'iniziativa senza l'appoggio dei media e dei partiti.
Con tale legge il controllato (parlamento) si è assegnato il ruolo di controllore, sottraendo al popolo sovrano un'importante strumento/diritto costituzionale di democrazia diretta di cui ne è esclusivo titolare.


In sostanza occorre che tanto gli "eletti" quanto gli "elettori" sia diano una regolata sui rispettivi ruoli.
Si deve scegliere se essere controllori o se essere controllati perché un cittadino che svolge entrambi i ruoli versa senza dubbio in conflitto di interesse, e sarebbe troppo comodo svolgere entrambe le funzioni o far parte della stessa categoria.

Se un rappresentante del popolo vuole essere invece al di sopra del popolo (allora il termine rappresentante non ha neppure senso) è un altro paio di maniche ... ma a questo punto anche la parola "democrazia" viene svuotata completamente del suo significato.

Inoltre, per chi simpatizza ancora per qualche partito, occorre meditare sulle propagande astensionistiche che fanno i politici quando c'è in ballo qualche referendum:

Il D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 (Testo unico delle leggi elettorali) all' art. 98 recita:
"Il pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico servizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all'astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000."

e per completezza di informazione:

l'art. 51 della legge 352/1970, recita:
"Le disposizioni penali, contenute nel titolo VII del testo unico delle leggi per la elezione della camera dei deputati, si applicano anche con riferimento alle disposizioni della presente legge. Le sanzioni previste dagli Articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per la richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto relativamente ai referendum disciplinati nei titoli I, II e III della presente legge. "

Quindi i politici appartenenti ai partiti, tanto di destra quanto di sinistra, quando fanno propagande astensionistiche riguardanti i referendum popolari commettono un REATO!

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